Once upon a time (in) Hollywood

Chi si aspetta dal prossimo film di Tarantino solo la sanguinolenta cronistoria degli omicidi a Cielo Drive del 9 agosto 1969, forse resterà deluso. Già dal titolo… Once upon a time in Hollywood, il regista americano ha chiaramente indicato la strada (perduta). L’operazione nostalgia sul Cinema era già insita nelle prime due opere: Reservoir Dogs e- ancora di più- Pulp Fiction, e perfino nelle sceneggiature di quegli anni (True Romance, in particolare, ma anche Dal tramonto all’alba e- benchè stravolto da Stone- Natural Born Killers). L’idea di un cinema tutto sangue e pellicola- in cui la violenza sia qualcosa che arriva in ogni situazione- così come la quotidianità (killer che prendono il caffè mentre ripuliscono un auto dal suo contenuto emoglobinico o parlano di canzonette preparando un colpo). C’era una volta Hollywood sarà quindi l’occasione per incensare ancora il Cinema che fu: e, per forza di cose, essendo ambientato tra il ’69 e il ’70, un omaggio alla Hollywood dei kolossal ma anche dei Corman (i b- movies !) che proprio in quegli anni cedeva il passo alla New Hollywood, quella de Il Padrino e Il Laureato ma anche- proprio nel ’69- Easy Rider, il cinecult che di fatto apre quella stagione di grandi pellicole e grandi attori- l’ultima prima dell’irruzione di effetti speciali digitali, consacrati poi negli anni ’90. C’era una volta Hollywood- prevedo- sarà un lungo shock tombale (lapidario) su come l’arte filmica si capovolge e incrina, nel suo stesso classicismo. L’epopea di Rick Dalton (Di Caprio) e la sua controfigura Cliff Booth (Brad Pitt)- che vorrebbero passare dalle serie tv al Cinema (l’esatto contrario di quello che accade oggi) potrebbe essere the last wor(l)d non solo su quel tempo scomparso ma soprattutto sul Cinema tout court. La strage di Manson- le, stragi di Manson- come simbolo deflagrante e naturalmente atroce- sull’agonia di quel mondo- ultimo colpo di reni del cinefilismo (perlomeno americano). Un colpo di reni durato più o meno trent’anni (la generazione magica dei Pacino, Nicholson, De Niro, Hoffman) e soppiantato, poco prima della fine netflixiana di questi anni, proprio dal nichilismo tarantiniano. Scambiato a lungo- troppo a lungo- per distruzione del Cinema- quando era (è) null’altro che la sua messa funebre, sospesa tra Godard, De Palma e John Woo- con dosi pesanti di Bruce e Brandon Lee, Leone e Fulci. Tutti autori e interpreti- tranne il povero Brandon Lee- già affermati o esordienti in quegli anni. C’era una volta Hollywood sarà la distesa cinerea- a 24f/s-  di immagini classiche. Once upon a time Hollywood- C’era una volta Hollywood: sarà questo il destino cinemaografico di Once upon a time in Hollywood- C’era una volta a Hollywood. L’eterna, e forse ineluttabile, mania d’amore di un regista che se guarda al presente è per decantare il passato. Anche nei suoi film più urgentemente contemporanei (Death Proof o Pulp Fiction, True Romance- diretto da Tony Scott) il passato gronda e gongola, si attribuisce meriti e si compiace di sè. Il presente è solo una controfigura, un Cliff Booth (o uno Stuntman Mike, se preferite) strumentale alla (nona) sinfonia tarantiniana. Ed era inevitabile che, per “stuprare” il presente, si arrivasse a pizzicarne anche il suo riflesso più paradigmatico: le serie tv. Che non sono oggi, nemmeno negli States, quello che erano a fine anni sessanta. Ma sul perchè il Cinema ha pochissimo da spartire con le serie tv- specie coeve- mi soffermerò, a breve, nel prossimo scritto sulla celluloide, quel che ne resta.

Uma Thurman e Zoe Bell, con la tuta alla Bruce Lee. Zoe è stata la controfigura di Uma in Kill Bill.
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Morsi di fiele

Morsi di fiele

tu non hai altro amore

da darmi;

vita maledetta;

sprecata;

certe volte sentenziosa.

Ora

che mi guardi negli occhi profondi

io mi scanso di lato

trattenendo le risa,

imbarazzato.

La verginità di Rosa Luxemburg

Quando aveva perso la verginità Rosa Luxemburg ? Quando era triste si distraeva con quella domanda. Ora lo era particolarmente. Avrebbero dovuto ammazzare me- e non semplicemente uccidermi ma farmi fuori come un cane- pensava Jimmy. Poi diventava più poetico e messa da parte la rivoluzionaria tedesca (per lei aveva sempre il volto di Juliet Berto, non c’erano dubbi- quali che fossero le iconografie reali) si struggeva, senza tentazioni di assoluzione. Era lui, il colpevole- lui che sarebbe dovuto finire insanguinato: invece era morto il clown. La dinamica non era ancora chiara ma era certo che la polizia avrebbe messo tutto a tacere. La conosciamo la polizia di L.A- borbottava Jimmy (da quando Nora se n’era andata borbottava sempre più spesso). Il clown ha dei figli- un ragazzo e una bambina- me ne occuperò io. Questo pensiero gli diede, solo per un attimo un pò di pace. Forse avrebbe viaggiato fino a Tulsa e lì- con parole sue, meno formali possibili- avrebbe spiegato ai due come era morto il padre. Non era una cosa facile da spiegare, la morte. Figurarsi quando poi non è decisa da Dio (o chi per lui) ma da un altro uomo, in carne e ossa. Qui sta la differenza tra atei (come Jimmy) e credenti: per chi aveva la fede anche l’assassino era concepito- in un modo o nell’altro- da Dio. Era la presenza del diavolo. Era… ripensò al clown, quando era bambino. Si scoprì a stupirsi da quanto tempo si conoscessero. E tuttavia non erano diventati veri e propri amici. Ecco, sentenzio Jimmy, un amico è qualcuno a cui parlare di cose come la verginità di Rosa Luxemburg senza sembrare un pazzo. Il clown però, più che di comprensione, difettava di cultura. Si chiese come avesse fatto ad entrare nel giro. Si chiese dov’era ora il poliziotto che l’aveva ammazzato. Poi si costrinse a fumare una sigaretta. Anche quella era una questione di vita e di morte. Quante, da quando era rientrato in California. In Giappone, non solo aveva smesso coi sogni, ma pure col fumo. La più grande rivoluzionaria di sempre si era formata in Svizzera- così Jimmy si mise a pensare al ragazzo- magari uno svizzero che faceva il fattorino per un banca, o il figlio di un cioccolataio- che l’aveva sverginata. Era probabilmente l’unico californiano non laureato o laureando a pensare a Rosa la rivoluzionaria. Non le piacque, allora decise di darsi esclusivamente alla Causa. Nonostante tutti quei pensieri disagiati e storpi, quella stessa notte si sognò. Era alla macchina da scrivere e il clown gli dettava le cinque regole della rivoluzione. La prima era: dimenticare. La seconda era: dimenticare. E così via. Dopo aver esposto la quinta il pagliaccio andò in un’altra stanza per togliersi il trucco. Allora Jimmy uscì dal sogno. C’era solo il pagliaccio che, lentamente, si riappropriava della sua identità. Aveva una voce diversa da come lo ricordava, più flebile. E un accento per niente americano. Lo vedeva, nel sogno, di spalle. Continuava a struccarsi. Quando cominciò a voltarsi Jimmy si svegliò. Si afacciò alla finestra e immaginò, lontano negli anni e nella storia, il corpo di Rosa Luxemburg che vagava in un canale. Sarebbe voluto restare lì, a pensarci, a lungo- molto a lungo. Maledetto Oklahoma- quasi gridò, mentre aveva già dimenticato i suoi sogni e aveva ancora, invece, la voce rotta dal sonno.

Mai col Pd (interludio)

Ora, a bocce ferme, posso dirlo:
con Laura Boldrini candidata premier- e suo nome sulla scheda- LeU avrebbe preso qualcosa in più; purtroppo mancherà sempre controprova.
Adesso l’importante è fare un governo (qualunque esso sia) col pd all’opposizione per 5 anni, perchè questo hanno sancito le elezioni.
Ma la considerazione basica è un’altra: le forze anti sistema hanno preso oltre il 60% dei voti:
M5s, Lega, FdI, Potere al Popolo, Casa Pound ed affini ma anche, in maniera più sorniona, LeU. Cioè partiti che- vuoi in modo intelligente (M5S, Leu) vuoi in modo scoordinato (Potere al Popolo, Lega, Fdi), vuoi in modo inaccettabile (Casa Pound)- hanno fatto una veemente campagna anti pd. Dalla critica di 5 anni di indecenti governi piddini- critica che gli italiani hanno super approvato- bisogna ripartire. Nessun governo con questo ridicolo partito porterà da nessuna parte. Non si faccia fregare: che il premier si chiami Salvini o Di Maio, eviti (per il primo non credo ci sia bisogno di avvisi) un contatto con chi ha governato negli ultimi anni: ribadisco; non si faccia fregare.
Insomma, per una volta la penso come la base pd e la relativa cricca renziana: mai col M5S.

(era doveroso un commento post elettorale; nei prossimi giorni riprenderò a pubblicare i miei racconti di ragazze infernali; la sezione del blog che ha dato il titolo allo stesso e che ne costituisce e costituirà l’ossatura principale, se non addirittura predominante).

Rosa Luxemburg

La luna ci perseguita

La luna ci perseguita- dice. Entra- rispose l’omino magro.E dopo avergli fatto cenno di avanzare, con quel tanto di deferenza che ognuno può aspettarsi da un uomo- benchè quasi nanesco- con il volto da contadino e la parrucca da clown. C’è molto sangue, dappertutto- sentenziò Jimmy. Il clown fece una smorfia divertita come a dire: non ti preoccupare, eh..se qui non ci fossi io. Jimmy prese il lungo corridoio e lo imboccò come- ma non era così- se lo avesse percorso altre volte. Quando si sedette nel camerino- la porta era stata divelta- guardò lo specchio e domandò dove fosse Nora. Poi cambiò intonazione. Un altro uomo- meno miserevole ma più accigliato dell’altro- entrò nel camerino e disse che presto sarebbe arrivata la polizia. Io rimango qui- disse Jimmy. E invece devi andartene- replicò quello. E poi, quasi esitando: se te ne vai ti regalo quell’albo di Beetle Bailey che ti manca. Jimmy disse che ce li aveva tutti. L’altro, che sapeva distinguere bene le bugie, fece finta di crederci e rilanciò. Allora ti presento la sorella di… Poi si interruppe. La luna ci perseguita- disse la voce del poliziotto sulla porta. Aveva in mano la parrucca del clown, insanguinata.